Wednesday, December 18, 2013

LAS VEGAS - LOS ANGELES 500km per Telethon

"Lo scopo della vita e' di essere vissutaper gustare ogni esperienza al massimo, per raggiungere con entusiasmo e senza paura esperienze sempre nuove e sempre piu' ricche."
- Eleanor Roosevelt

    
     Questa e' la storia di quello che abbiamo vissuto, durante la nostra fantastica spedizione attraverso l'angolo desolato di mondo chiamato Deserto del Mojave. Accompagnato da 3 straordinari compagni di viaggio senza la quale quest'esperienza non solo non sarebbe stata possibile ma non avrebbe nemmeno avuto lo stesso significato.

Esistono esperienze cosi' uniche, cosi' particolari, che per la loro grande intensita' lasciano un segno indelebile del nostro cammino. Parlo di momenti cosi' straordinari e unici da scolpire ricordi, quelli belli, che quando ci ripensi non puoi far altro che sorridere.

La Las Vegas-Los Angeles racchiude questo e molto di piu'.


Questo, a grandi linee, e' quello che e' successo:


    
     Martedi, 10 Dicembre - Ore 4:45am - la sveglia suona inesorabile. La temperatura fuori ha raggiunto i -7 gradi celsius durante la notte e noi, ancora all'interno del camper avvolti nelle coperte, notiamo il ghiaccio che si e' solidificato sui finestrini e tra le fessure.

Anche nel camper fa' freddo ma "buttandola sul ridere" mi alzo per preparare 2 fette di pane integrale tostato con burro d'arachidi e marmellata + 2 fette di Tacchino e perche' no, un pezzo di cioccolato fondente. Al mio fianco Riccardo. In un attimo lui e' gia' pronto. L'emozione e' tangibile e l'ansia dell'attesa comincia a crescere tra di noi. Simone e Andrea nel frattempo si stanno svegliando e per il momento mi ditraggo, preferendo non pensare troppo a quello che mi aspetta.


Per I prossimi giorni so' che il mio compito sara' correre. Semplice. Diretto.


Poco prima dell'alba lasciamo la stazione di servizio dove ci siamo accampati per la notte e ci avviciano al famoso Cartellone all'entrata di Las Vegas che rappresenta la partenza di questo nostro evento.

Sono le 6:30am - Riccardo mi saluta con un abbraccio e un "in bocca al lupo", Simone e Andrea in posizione... muovo I primi passi. Si parte! Ancora stento a crederci ma siamo davvero per strada...

Il freddo e' ancora pungente. Solo pochi attimi prima che i primi raggi del sole comincino a scaldare la vallata che maestosa apre uno spettacolo di ombre frastagliate, luci e colori caldi fra le gole dei canyon circostanti, lasciandoci tutti senza parole.

Prima della partenza ho dato informazioni specifiche alla mia crew per quanto riguarda le mie necessita' sul mangiare, bere, pause, ecc... con una routine da ripetere tendenzialmente ogni giorno dalla partenza fino all'arrivo.

Non essendo una competizione ho preferito optare per un diverso approccio sul piano alimentare.
Invece di tante calorie liquide, gel e/o sports drinks ho deciso di consumare principalmente cibo "vero". Pasta, pane, tacchino, backlava, barrette ai cereali, snickers, frutta secca, coca cola, ecc...
alternate ogni 15/20 minuti.

Ogni 10 km circa il camper si ferma per aspettare il mio arrivo dove, come ad un pit-stop di formula1, avviene il rifornimento. La prima maratona, cavalcando l'onda dell'emozione iniziale, riesco a chiuderla in 3:45.
Passo forse un po' troppo veloce considerando le pendenze avverse iniziali.
A questo punto ci troviamo nelle vicinanze di Jean e, subito dopo aver superato il piccolo aeroporto, incappiamo nel primo vero ostacolo della spedizione.

     La Las Vegas Boulevard, strada che ci ha accompagnato fin dalla partenza, entra in un sottopassaggio dell'autostrada I-15 e praticamente...finisce li'...su una strada di servizio sterrata, molto dissestata. Dopo mesi di ricerche logistiche mi trovo disorientato. Con ansia apparente chiamiamo la Las Vegas Highway Patrol per chiedere chiarimenti ed eventuali soluzioni... solo 3 settimane prima avevano confermato il fatto che la Las Vegas Blvd ci avrebbe portato senza problemi fino a Barstow, CA e solo ora puntualizzano che solamente un veicolo/ jeep attrezzata puo' percorrere quelle strade. Ringraziamo e mettiamo giu'.

Si dice che le vere avventure non siano mai tali fino a quando qualche cosa va' storto...

Dopo una breve ricerca con mappa alla mano decidiamo di dividerci. Non potendo correre sull'autostrada io proseguo sulle strade di servizio al lato dell'I-15 e il camper fara' cosi' da lepre ad ogni uscita per stabilire un check-point e un ristoro. Metto su' il camel-back (riserva d'acqua) e prendo una manciata di barrette e frutta secca.



Dopo 8 ore concludiamo cosi' la seconda maratona e a Nipton Road decidiamo di fare una breve pausa pranzo.
La giornata e' ancora lunga.
Mi sento ancora bene anche se il dolore alle gambe comincia a farsi sentire.
La bellezza dei paesaggi e' tale da distogliere spesso la mente, aprendo sempre nuove porte a pensieri tanto profondi che per alcuni istanti sembra quasi di volare...

Questo andare caretterizza la prima giornata che si conclude alle 2am di notte dopo circa 20 ore di corsa e oltre 160km alle nostre spalle. Ci troviamo quindi a "Zzyzx Road" dove decidiamo di chiudere le porte e riposarci per alcune ore.


     Mercoledi' 11 Decembre - Il sole non e' ancora spuntato e sento la mano di Riccardo che mi scuote. Non connetto subito. Per un istante la mente e' leggera ma la realta' si presenta dura, inesorabile. Sono le 5:30am del mattino ed e' ora di ripartire. Solita colazione e con le gambe dure provo a muovere I primi passi. D'ora in avanti si va' in territorio inesplorato. Dovro' confrontarmi con situazioni nuove e questo inevitabilmente si trasforma in una motivazione in piu' per spingere sempre oltre.

La giornata prosegue lenta e a fatica tiriamo avanti. E' l'1:15pm e ci ritroviamo all'uscita della Harvard Road, a Newberry Springs. Circa 215km di strada percorsi. Ad ogni checkpoint il camper prosegue e ad ogni sorpasso scorgo I miei compagni di viaggio schizzare sulla Highway. Anche questo si trasforma in uno stimolo in piu' per proseguire e cercare di percorrere I gaps tra le varie uscite il piu' velocemente possibile.

Dato che le temperature sono basse la sudorazione non e' un problema e riesco a mantenere un buon equilibrio elettrolitico semplicemente assumendo cibi salati senza l'aiuto di sali minerali.

Sono da poco passate le 8pm di sera quando raggiungiamo Barstow. Dopo 37 ore e 30 minuti e' finalmente ora di lasciare la strada abbandonata del deserto e saltare sulla iconica "Historic Route 66" che ci accompagnera' fino all'oceano!

Decidiamo cosi' di fermarci per cena e magari un breve riposo. La fatica e' tanta e la stanchezza comincia a farsi pesante. C'e' voglia di andare avanti ma una pausa e' piu' che necessaria ora.

La notte e' ancora fonda. Sono passate da poco le 2am e quando apriamo le porte del camper le strade sono ancora ricoperte di ghiaccio. Con il volto completamente coperto muoviamo I primi passi e ben prima dell'alba abbandoniamo il centro abitato e ci incamminiamo cosi' verso Victorville.


     Giovedi' 12 Dicembre - Il camper mi sorpassa e in un istante, come per incanto, scompare oltre le dune davanti a me. La scura striscia di asfalto si srotola a perdita d'occhio tra le dune di un deserto che rievoca il grande mito del west e di quel tanto
sognato Road Trip stile "Sognando la California".

Le immagini che si susseguono sono mozzafiato. Vedo Simone e Andrea che si danno da fare di continuo per poter riprendere e raccontare questa nostra spedizione.
Riccardo continua a gestire la mia routine alimentare e allo stesso tempo pubblica gli aggiornamenti sulla nostra posizione sul sito.
Ognuno ha il proprio incarico e conosciamo tutti bene I nostri ruoli. E' grazie al loro supporto che riesco sempre a trovare la forza per proseguire durante I frangenti piu' critici.

Passano diverse ore e ci troviamo ad attraversare il Mojave River e poco dopo anche i primi centri abitati. Dopo circa 50ore di viaggio siamo a Victorville che coincide con le 200miglia (320km) completati. Il dolore c'e', ed e' evidente, ma la vera battaglia e' quella contro il sonno. Non sono l'unico ad aver dormito molto poco negli scorsi giorni e ora tutti cominciamo ad accusare.

Passata Hesperia, e dopo una breve sosta al celebre "Summit Inn Cafe", ci troviamo su Mariposa Rd dove, problema che si ripropone, la Route 66 termina in uno sterrato molto dissestato. Un ranger che ci vede arrivare si avvicina e ci conferma l'impossibilita' di proseguire con il nostro mezzo. La problematica e' un po' piu' seria ora pero'. Il fatto e' che ci troviamo all'inizio della catena montuosa che separa Victorville da San Bernardino e le pendenze potrebbero rivelarsi troppo impegnative per essere affrontate in completa solitudine. Non abbiamo tempo da perdere e la decisione e' presto presa: non abbiamo altra alternativa che dividerci e ritrovarci 10km piu' avanti all'intersezione tra la I-15 e la 138 (Abiel Barron Memorial Highway), al Cajon Junction. Entro con un po' di timore nel largo trail, armato solamente del mio camel-back (scorta d'acqua) e di qualche barretta. Per fortuna, in pochi istanti, forse grazie al cambio di passo e di paesaggio, riesco a ritrovare un po' di brillantezza. La vallata che si apre davanti ai miei occhi e' da cartolina e per un breve tratto interseco la famosa PCT (Pacific Coast Trail) prima di prendere la 138.

     Ritrovati i compagni al punto prestabilito giungiamo ad un passaggio critico della nostra avventura. La Route 66 in questo breve tratto si unisce alla I-15 e per circa 2km diventano praticamente la stessa strada. Per l'ennesima volta ci troviamo a dover affrontare un problema logistico inaspettato, e non nascondo che la questione cominci ad annoiarmi sul serio.
Per giungere al Cajon Canyon Rd diffato non esiste strada, carrabile o meno, a parte l'autostrada I-15. Unica alternativa e' prendere un trail che da Lone Pine Canyon Rd attraversa un crinale molto tecnico prima di scendere precipitosamente verso fondo valle e all'eventuale raccordo con la Cajon Blvd. Questa volta il trail si presenta davvero con pendenze estreme, per una distanza di circa 12km.

Qui il grande quesito:
2km di camper o 12km di trail (al buio), con gia' 350km nelle gambe?!?

Questa decisione, per quanto banale possa sembrare, non e' stata facile da prendere. Il fatto che stia per fare buio condiziona la mia scelta e preferisco cosi' salire sul camper per coprire quei 2 km in autostrada.

Prima uscita Cajon Canyon Rd. e ora inizia la discesa verso valle!

Si attraversa la periferia nord ovest di San Bernardino e alle 9pm di sera giungiamo a Rancho Cucamonga. La strada ora e' molto diversa e segna l'inizio di un nuovo paesaggio. Dopo il deserto e dopo le montagne il prossimo grande ostacolo sara' il traffico delle citta'. Sono 380 I km percorsi e a questo punto il corpo dice basta. Gli alti e I bassi si susseguono sempre piu' frequentemente e a questo punto mi ritrovo particolamente in crisi. Ho davvero bisogno di tanto gibo, massaggi, stretching e soprattutto ghiaccio. E magari anche di un po' di sonno!

     Venerdi', 13 Dicembre - La sveglia suona prestissimo e insieme a lei risuona anche l'idea che oggi potrebbe essere l'ultimo giorno di questo nostro viaggio. Dopo essersi raffreddati il riprendere a muoversi e' un'agonia e chiaramente dopo cosi' tanti giorni persiste una generale sensazione di "malessere" che sconfina in semplice "scomodita'" determinata da una stanchezza che pervade a tutto tondo. Tutto fa' male ma cerco di pensarci. E' cosi' che, con gambe e articolazioni che urlano, mi incammino sull'infinita Baseline Rd, che ci porta verso ovest.

La citta' si avvicina ad ogni passo e cosi' anche l'oceano. Leggo tutti I messaggi inviati da amici vicini e lontani, e grazie a questi riesco a trovare la carica necessaria per fare l'ultimo sforso, l'ultima tirata per concludere questo viaggio entro sera.

Si passa attraversano centri abitati molto caratteristici tra cui Covina e poi El Monte. A questo punto mancano meno di 50km per completare il tragitto.
Durante la corsa ricevo 2 chiamate da due top class ultrarunners dalla Florida. Prima Andrei Nana e poi Dave Krupski di Miami, che stanno seguendo passo passo la nostra avventura in diretta, mi aiutano a superare l'ennesimo momento di difficolta e mi incitano a non mollare. Prima di mettere giu' mi fanno inoltre notare che al momento ho circa 7 ore per arrivare a Santa Monica prima del tramonto... e qui un pensiero forte comincia a mettere radici: potrei davvero riuscire a "battere" il sole nella "corsa" verso l'oceano!

Non riesco, forse non voglio, concentrarmi su questo pero'. Cerco di pensare solamente al momento immediato e mai troppo oltre. Dopo 75 ore la strada prosegue inesorabile e I pensieri schizzano veloci su' e giu' come le montagne russe.

Per fortuna il corpo reagisce bene e dopo un secondo giorno tendenzialmente NO quest'oggi mi sento padrone di questa routine. Grazie alle tante pause e al passo piu' lento riesco a digerire e ad assimilare tutto bene. Anche le proteine.
In 3 giorni ho consumato quasi 2 kg di Fesa di Tacchino e questo credo abbia contribuito fortemente a limitare il danneggiamento muscolare. Sono convinto che con questo approccio si possa arrivare a coprire distanze ben maggiori...

E' circa l'ora di pranzo quando giungiamo a Los Angeles. I grattacieli della citta' sovrastano tutto il paesaggio e compaiono di colpo, in maniera quasi fantomatica, dalle strade del sobborgo.

Gli sguardi della gente che ci nota passare con aria perplessa mi aiutano a distrarmi... la sensazione che provo in questo momento e' talmente intensa che e' quasi impossibile da descrivere... sono momenti pieni, carichi di un certo non so che'.


     Serpeggiamo tra un semaforo e l'altro e riusciamo ad imboccare la 3rd St. che ci portera' verso l'oceano. Lauren nel frattempo ci ha raggiunto (non potendo partecipare fin dall'inizio per altri impegni di lavoro) per strada per fare gli ultimi km insieme! Attraversiamo prima Hollywood, poi tutta Beverly Hills sulla Wilshire. Subito dopo Rodeo Drive entriamo sulla Santa Monica Blvd e questo non solo rappresenta l'ultimo tratto della famosa Route 66 ma anche la fine della nostra avventura.

Lauren scende dal camper e mi sorprende tirando fuori la bici. Si mette a pedalare al mio fianco.

Il ritmo si alza. Mancano pochi km, la strada e' dritta. In fondo, laggiu', si scorge l'oceano mentre il sole e' ancora in cielo ma cala inesorabile. Il tempo vola, le gambe diventano straordinariamente leggere. Piu' leggere di quando sono partito oltre 3 giorni fa'. Corro e sorrido. Finalmente, in lontananza scorgo Simone e Andrea piazzati davanti al Santa Monica Pier in attesa del nostro arrivo.


Come giro sulla via principale, la Pacific Blvd, che mi accompagna negli ultimi metri di questa corsa, inalo un respiro profondo.

L'aria fresca della sera penetra nei polmoni. Prendo cosi un momento di pausa per contemplare e riflettere su quello e' accaduto nei 3 giorni precedenti che hanno caratterizzato un viaggio unico che ha cambiato la mia vita. Non è stato affatto un compito facile ma mi fa' sentire maestosamente vivo, pieno di gioia e meraviglia, ricco di quell'effimero senso di avventura e di realizzazione. Vivo nel momento e la testa gira ancora, sempre piu' sbalordito da quel color rosso fuoco che dipinge l'immagine di questo tramonto, unico, cercato, voluto e con fatica trovato! 

Gli ultimi metri raccolgono in loro una miriade di emozioni che rendono il tutto semplicemente unico. Siamo arrivati! Lauren e' con me, mi bacia. Mi chiede come mi sento...ancora non lo so'. Sono confuso, e' davvero gia' finita? Nel frattempo arriva anche Riccardo che faticava a trovare parcheggio per il camper... Ci abbracciamo. Guardiamo il Cartellone con scritto Santa Monica Pier, facciamo alcune foto e mi commuovo. Abbiamo portato a termine la nostra impresa. Tutto il resto intorno e' solo cornice.

Finalmente tutto inizia ad essere chiaro. I pensieri volano alti ma uno in particolare persiste:

I nostri limiti sono semplicemente dettati dalle nostra paure. Se ognuno di noi provasse ad affrontare quest'illusione tentando di scoprire cio' che il nostro corpo e' davvero in grado di fare, be', sono sicuro che si potrebbe, di fatto, superare ogni barriera. Stupendoci sempre di noi stessi e del nostro vero potenziale...

    
     Il momento e' cosi' intenso che puo' essere apprezzato solo da quelli che lo hanno vissuto insieme a me. Nella confusione generale risaliamo sul camper, come se nulla fosse successo, e ci avviamo verso casa carichi di emozioni e tanta gratitudine per aver avuto l'occasione di vivere un sogno e un'esperienza straordinaria.


Tenevo a scrivere questo Report per ringraziare in modo particolare le persone coinvolte nel progetto:

Riccardo Marvaldi
Simone Gangolfo
Andrea Languasco
Luca Ammirati
Riccardo Pizzi
Manuel Stefanolo
Fondazione Telethon

Senza il loro supporto tutto questo non sarebbe stato possibile.

Di situazioni e di storie particolari ce ne sarebbero da raccontare per giorni ma ho tentato di rendere questo Report il piu semplice e relativamente breve possibile per lasciare al nostro regista, Simone Gandolfo, il compito di raccontare questa storia con le sue immagini.

A Riccardo, Simone e Andrea che da "semplici" compagni di viaggio si sono rivelati come fratelli.
Con stima e affetto... Alla prossima avventura!















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